Illuminare gli ambienti con la luce naturale: i pro e i contro

side lightingLungi dal considerare la luce naturale la panacea contro tutti i mali, restano innegabili i notevoli vantaggi connessi al suo sfruttamento in ambito edilizio. Tuttavia, le diverse tipologie di illuminamento diurno presentano sia pro che contro. Fortunatamente, alcuni dei difetti possono essere corretti applicando schermature e altre soluzioni di controllo della luce.

 

Sidelighting e toplighting: pregi e difetti

Sono tre le modalità di illuminazione naturale, la sidelighting, la toplighting e la corelighting, ognuna caratterizzata da pregi e difetti. La prima, l’illuminazione laterale è quella portata da finestre e portefinestre, ossia quella più comunemente impiegata in ambito edilizio. Tale fonte luminosa, tuttavia, potrebbe sovente risultare disomogenea e variabile nel tempo, perciò, potrebbe causare disturbi visivi, definiti in illuminotecnica “abbagliamenti”, in igiene “disagi da luce” e in gergo medico  “astenopie occupazionali”. Per ovviare a questi problemi, occorre garantire l’assenza di riflessi e, al contempo, la presenza di contrasti di luminanza adeguati, tra le varie superfici riflettenti presenti nei locali interni. Ad esempio, per ridurre i fenomeni di abbagliamento, si possono dotare le finestre di tende che assorbono e diffondono i raggi solari verso l’interno, riflettendone solo una parte verso l’esterno; in questo modo, si riducono anche i contrasti di luminanza e il surriscaldamento delle pareti. Queste tende possono essere montate sia all’interno, come capita sovente, sia all’esterno, in modo da filtrare la radiazione solare prima che questa si rifletta sulla superficie vetrata. Esistono anche delle tende tecniche, montate nell’intercapedine della finestra, ma la loro installazione è piuttosto costosa, perciò non sono molto diffuse. Oltre alle tende, si possono applicare sistemi di schermatura, che favoriscono la dispersione termica del calore in estate, riducendo parallelamente la dispersione del calore interno in inverno, ossia, essi evitano dei guadagni termici indesiderati, ottimizzando l’uso dell’illuminazione diurna.

Suggestiva, poi, è la modalità toplighting, di cui sono un esempio le gallerie vetrate tipiche dell’illuminazione per negozi di notevoli dimensioni, come i centri commerciali. Questo tipo di ingresso della luce è detto anche illuminazione zenitale e comprende cupole, lucernai e shed, posizionati sulla copertura degli edifici. Anche in questo caso è necessario applicare sistemi di schermatura per ridurre i fenomeni di abbagliamento che si manifestano soprattutto d’estate, quando la luce è più intensa. Per garantire le migliori prestazioni, inoltre, tali aperture dovrebbero essere accompagnate da componenti di diffusione dello spettro solare.

Illuminazione per negozi: i vantaggi della corelighting

In alcuni settori come l’illuminazione per negozi, ma in realtà in tutti gli ambiti edilizi, una buona soluzione è data dai sistemi corelighting. Essi convogliano la luce naturale verso gli ambienti interni, da atri, chiostri o cortili; oppure, fanno parte di questa categoria, i condotti che trasportano la luce verso locali interrati o non illuminabili altrimenti, se non ricorrendo all’energia elettrica. È questo il caso dei condotti di luce Solatube, composti da un cavedio che trasporta la luce sfruttando la riflessione fornita dalle pareti del tunnel, rivestite internamente di materiali speculari e riflettenti. All’apice del tubo conduttore, si trova una testa di captazione che cattura i raggi solari da trasportare all’interno dell’edificio. Nel caso dell’illuminazione per negozi, ma non solo, questa modalità di illuminamento elimina alcuni di quei fastidi legati alle altre due soluzioni, come i fenomeni di abbagliamento e di discomfort visivo, garantendo al contempo un’adeguata illuminazione della merce e dell’intero ambiente.

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